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Gli studi clinici ieri

Le competenze necessarie per progettare, coordinare e analizzare uno studio clinico, ancora negli anni '80, erano molto limitate, e la maggior parte dei cosiddetti “Centri Trials”, specie in Italia, nascevano intorno ad un esperto, di varia estrazione, che si era procurato quel minimo di cognizioni di metodologia e statistica e di informatica che gli erano sufficienti per soddisfare le esigenze dei clinici più esigenti. Intorno, uno stuolo di “Data Managers” impegnate in un tedioso lavoro manuale di raccolta dati, controlli di qualità e archiviazione che richiedeva enormi quantità di tempo e di carta. Rudimentali risorse hardware e software, e nessuna competenza in ambito regolatorio, amministrativo, o bioetico.

La situazione oggi è diversa

Oggi, gli studi clinici hanno acquisito un'importanza primaria in Sanità: da un lato, c'è sempre una maggior coscienza che un forte impegno nella ricerca clinica ad alto livello è un presupposto indispensabile per l'eccellenza clinica di un'istituzione e per il suo prestigio; dall'altro, la ricerca clinica si è rivelata un volano economico di grande importanza.

Per FARE sono necessarie competenze specializzate

Mentre cresceva in dimensioni e rilevanza, il settore degli studi clinici è diventato sempre più complesso e articolato, tanto che oggi nessuno può affermare di dominarlo completamente: per affrontare in modo adeguato le varie problematiche sono infatti necessarie competenze sempre più specializzate in uno o pochi tra i vari ambiti; alle due figure classiche del Clinical Investigator e del Biostatistico, abbiamo Informatici, Project manager, esperti in problemi Regolatori, esperti in Qualità, Monitor, Data Manager, Infermieri di Ricerca e così via: il mondo degli studi clinici si è così popolato di nuove figure professionali che pur condividendo un linguaggio e un patrimonio di interessi comuni, richiedono una formazione specifica e un continuo aggiornamento.

Ma è necessaria anche la conoscenza per CAPIRE

A queste si aggiunge il mondo di tutti quelli che pur non partecipando agli studi clinici come protagonisti, si devono confrontare con le sue problematiche, i suoi meccanismi, e i suoi risultati in autonomia e con spirito critico, perché sono tenuti a prendere delle decisioni sulla base di questi risultati: la maggioranza dei dirigenti medici, biologi e farmacisti, gli amministratori sanitari, i membri dei comitati etici, i professionisti che a vario titolo operano nell'industria farmaceutica, solo per citare i più ovvi. Anche questo mondo esprime bisogni di formazione e aggiornamento molto vari e differenziati per oggetto e livello di approfondimento.

Il piano formativo di ACCMED

A tutti questi bisogni spesso corrisponde un'offerta formativa abbastanza generica, che non tiene conto delle specifiche esigenze di ogni tipologia di utenti. Il programma Capire è Fare nasce con l'obiettivo di superare questo limite e sviluppare progetti formativi mirati, modellati, insieme all'utente, in base ai suoi specifici bisogni.